Il treno Shinkansen

Shinkansen: un mito di efficienza mondiale.
Ma sarà vero?
Daniele Fabbroni, Operation Manager AC Group Italia, ha viaggiato sullo Shinkansen Kagayaki da Tokyo a Kanazawa.
Vi raccontiamo la sua esperienza.

“Ho avuto il piacere di viaggiare personalmente sullo Shinkansen Kagayaki da Tokyo a Kanazawa.
È sicuramente una bella esperienza, ma non tanto da considerare il nostro servizio di alta velocità di serie B: anzi, probabilmente, ne è aumentata la stima che già, da addetto al settore, avevo.
Ci sono, però, tante differenze che possono essere spunti di miglioramento del servizio.

Partiamo, però, dagli aspetti tecnici.
Ogni linea ha treni dedicati che sono diversi tra loro ed identificano quel trasporto.
Le forme aerodinamiche sono molto belle, ma onestamente preferisco i treni italiani, unici, come sempre, per bellezza e design.
Tutte le stazioni hanno i marciapiedi a livello per cui non ci sono nè pedane retrattili (croce e delizia nazionale), nè gradini.
La velocità di incarrozzamento è, quindi, altissima.

I treni hanno una larghezza in sagoma maggiore dell’Italia per cui possono permettersi 5 posti interni per ogni fila. Il treno, però, non prevede posti con tavolini come in Italia.
La cosa molto positiva è che c’è tanto spazio tra un un gruppo di sediolini e l’altro, che permette agevolmente il passaggio.
Ma questo è in linea con la cultura locale, al pari della compostezza con cui viaggiano: ogni persona è seduta per l’intero viaggio!
L’aspetto da copiare è “l’aggressione” degli addetti alla pulizia al treno prima del servizio: tre persone per carrozza salgono sul treno e lo puliscono a mano in meno di dieci minuti.

Il treno, d’altra parte, è ingegnerizzato per questo poiché tutti i sediolini hanno un meccanismo che permette di sollevarli per consentire la pulizia nella parte inferiore. Durante il viaggio, ispettori delle ferrovie, passano lungo il treno per tutti i treni (ho chiesto loro per esserne certo) e verificano la pulizia di ogni bagno e ogni carrozza: un’ispezione effettuata con tablet per scattare foto in caso di qualsivoglia problema.
Le bagagliere sono spaziose, ma non per le valigie di grandi dimensioni come in Italia.

Il treno alla velocità commerciale di 360 km/h è molto stabile, ma paragonabile ai veicoli italiani. I sediolini sono, onestamente, scomodi. Quelli dei nostri sono estremamente più confortevoli.
Non esiste antincendio in carrozza, nè maniglia di emergenza per le porte.
Lo spazio vitale e di movimento è notevole.
Non vi è la la carrozza bar ed i bagni sono in stile giapponese, due gruppi per carrozza. Le informazioni fornite ai passeggeri sono deficitarie rispetto all’Italia, poche e solo trasmesse con annunci vocali: il PIS è migliore in Italia.

L’esperienza di viaggio è molto positiva, il Giappone è una bellissima nazione, molto simile all’Italia. Montagne al centro, pianure vicino al mare, molte dedicate all’agricoltura, e grandi centri.
Le campagne sono popolate come in Italia con continuità di case.
La differenza è che in Italia troviamo tanto grano e qui tanto riso, ovviamente.
È un’esperienza di viaggio che consiglio a tutti, ma forse, per quanto è bello il Giappone, avrei preferito girare anche un po’ in auto.

Volete sapere se siamo arrivati in orario?
Si, siamo arrivati in perfetto orario.
Sicuramente si dovrebbe viaggiare tutti i giorni per dare un giudizio più attendibile, ma alla fine del viaggio e dopo aver curiosato su diverse parti del treno ed aver parlato con addetti al lavoro e passeggeri, resto della mia idea: la nostra alta velocità non ha niente da invidiare, ma forse è da migliorare la disponibilità di tratte ad alta velocità che qui è capillare.

In un paese così affascinante, che ti prende per la sua cultura per nulla invadente, per la sua storia, per le sue contraddizioni, per la forza con cui si sviluppa nel futuro, ma conservando e rispettando un passato glorioso, i treni ad alta velocità sono parte di questa bellezza e per questo forse fanno parte del mito di questa nazione così lontana da noi, ma in alcuni casi con tratti molto simili.”

Cosa ne pensate?
Provare per credere!

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